Inventario generale del patrimonio etnografico della Valle Verzasca
E' obiettivo di questo progetto monitorare tutte le preziose testimonianze del passato, inserendole in un inventario generale del patrimonio etnografico della Valle Verzasca, avvalendosi già nella fase di ricerca degli strumenti informatici più aggiornati (GIS, banche dati ecc.).
In relazione al territorio possiamo citare la presenza di numerose cave di estrazione di granito alle quali proprio quest’anno il Museo etnografico della Valle Verzasca ha dedicato una mostra tematica. Una ricerca sia archivistica che sul territorio è necessaria per ritrovare le tracce delle fornaci della calce che rappresentarono una forma di piccola industria locale. Per il territorio boschivo si deve considerare lo sfruttamento avvenuto in passato come legname da opera da parte di provetti boscaioli, in parte provenienti dal nord Italia. Essi salivano sulle montagne per il taglio e l’esbosco di alberi, utilizzando talvolta anche tecniche anche assai originali e ardite, come l'esplosione di dighe per causare una piena artificiale del fiume Verzasca che portasse con sé a valle il legname tagliato. Di questi metodi, in parte distrutti, restano alcune tracce, senz'altro da valorizzare. Considerando le difficoltà di trasporto di un tempo e della realtà territoriale assai discosta della Verzasca, ci si era organizzati con la preparazione del carbone. Di queste attività sono ancora numerose le presenze di carbonaie sulle nostre montagne. Sempre in relazione al bosco merita un cenno l’estrazione della trementina dal larice, utilizzata in farmacologia e per altre applicazioni. Alcune rare testimonianze sono ancora qua e là visibili, ma senza un intervento mirato rischiano di sparire per sempre dalla memoria collettiva. L’agricoltura di alta montagna era confrontata con le calamità naturali e diversi predatori, i quali mettevano costantemente in pericolo le greggi, come ad esempio il lupo. La presenza del lupo (riscontrata ancora oggigiorno) induceva la popolazione a trovare soluzioni come la realizzazione di particolarissime trappole, dette “lüere”, ossia buche nel terreno dove veniva posato un capretto o un agnello quale preda, permettendo la cattura di qualche esemplare. Quale riparo per il bestiame, come pure per l’uomo, gli allevatori che con la transumanza tra i monti e gli alpi erano costretti a pernottare all’aperto, trovavano spesso rifugio sotto sporgenze rocciose o anfratti naturali chiamati “Sprüg”.
Inoltre, per ricavare un poco di foraggio per il bestiame per l’inverno, gli alpigiani salivano su cengie e irti territori cercando di sfruttare tutti “fazzoletti” di terra falciando quel poco fieno che la terra offriva, infatti numerosi erano i "Medèe" (porzioni di territorio) dove si falciava il fieno da bosco.
La Valle aveva una presenza di tessitura e lavorazione della lana, della canapa e del lino utilizzando le piccole culture direttamente in valle. Le fibre vegetali erano poi lasciate macerare in appositi "pozzi di macerazione", spesso situati accanto al corso di alcuni riali e riconoscibili da pochi occhi esperti ancora oggi in alcuni punti della valle. Non è dato finora a sapere quanto questa produzione fosse importante per l'economia della valle che aveva come sbocco il settimanale mercato di Piazza Grande a Locarno. Si auspica che la ricerca archivistica possa dare risposte anche a questo interrogativo. Numerosi mulini ad acqua permisero la macerazione del mais e della segale. Quanti fossero esattamente non è dato a sapere, ma di certo almeno uno per comune era attivo. Oggigiorno due soli mulini sono ancora in buono stato e funzionanti. Per questo modulo si prevede la collaborazione con il Museo etnografico di Val Verzasca e il conferimento di un incarico a un ricercatore che dopo una prima fase analitica di quanto già inventariato, avvalendosi della collaborazione di personaggi chiave della Valle (conoscitori, agricoltori, anziani ecc.), potrà “uscire” sul territorio e ricercare le testimonianze di questo importante materiale storico, elaborare delle schede, procedere con la catalogazione, e con l’ausilio dei mezzi tecnici ed informatici (GIS) georeferenziare il tutto ed inserire gli oggetti nella banca dati dell’ufficio Beni culturali del Cantone Ticino. Grazie a questo progetto di inventario etnografico si potranno precisare e scoprire nuove informazioni.